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Socrathe. Memorie di Adriano. I Greci preferivano le bionde

Memorie di Adriano

Bionde, cantate da Omero a Esiodo,  e poi Aristotele, Platone, Pindaro. Eraclito: "le donne più perfette dell'Ellade hanno capelli biondi che portano annodati sul capo". Bionde, appunto. L'universo letterario antico è popolato e animato dal biondo. La "grazia morbida" di una giornalista di casa nostra, bionda, il mobbing biondo dei direttori dei telegiornali degli anni '80, il risveglio delle memorie di Adriano Romualdi sul biondo nella storia. Un articolo scritto più di trent'anni fa. Un saggio sul biondo e sulle bionde.

Socrathe

I greci preferivano le bionde

 

E' stato Reche a osservare che mai i Greci avrebbero adoprato la parola  "arcobaleno" (iris) per designare l'iride della pupilla (come i Tedeschi:  Regenbogenhaut = iride) se avessero avuto occhi scuri. Solo un popolo con  occhi azzurri, o grigi, o verdi può chiamare l'occhio "arcobaleno": il  prisco ceppo degli Elleni apparteneva perciò alla razza nordica.    Frequenti nelle fonti greche sono gli aggettivi xanthòs e xoutòs "biondo" ,  pyrrhòs "fulvo" e "chrysoeidés" "aureo", riferiti ai capelli di uomini o  Dei, aggettivi che corrispondono perfettamente al latino flavus, fulvus e  auricomus. Diffuse anche espressioni come chrysokàrenos "testa bionda", o  chrysokóme "chioma d'oro". Lo stesso progenitore degli Ioni e degli Achei  sarebbe stato Xoutòs, "il biondo", fratello di Doro e figlio di Elleno,  mitico capostipite della stirpe greca.  Che xanthòs significhi veramente "biondo" è rilevabile da Pindaro che chiama  xanthos il leone, Bacchilide il colore del grano maturo (III, 56) mentre  Platone nel Timeo (68 b) ci spiega che xanthòs (il giallo) si ottiene  mescolando "lo splendente col rosso e col bianco" e Aristotele (Dei colori,  I, I) afferma che il fuoco e il sole van detti xanthòs. Che i bambini dei  Germani ai Greci già snordizzati apparissero "canuti" non sorprenderà se si  tiene presente quel biondo platino quasi bianco di cui sono spesso i capelli  dei bambini di pura razza nordica.  Il significato di xanthòs come "biondo" ci è dato da qualunque dizionario  greco.  Come è stato spesso notato, gli eroi e gli dei d'Omero sono biondi: Achille,  modello dell'eroe acheo, è biondo come Sigfrido, biondi sono detti Menelao,  Radamante, Briseide, Meleagro, Agamede, Ermione. Elena, per cui si combatte  a Troia, è bionda, e bionda è Penelope nell'Odissea. Peisandro, commentando  un passo dell'Iliade (IV, 147), descrive Menelao xanthokòmes, mégas én  glaukòmmatos "biondo, alto e con gli occhi azzurri". Karl Jax ha osservato  che tra le dee e le eroine d'Omero non ce n'è una che abbia i capelli neri.  Odisseo è l'unico eroe omerico bruno, ma l'abitudine a ritrarre gli eroi  biondi è così forte che in due passi dell'Odissea (Xlll, 397, 431) anche lui  è detto xanthòs. E, d'altronde, Odisseo si differenzia anche per i suoi  caratteri psicologici, segnatamente per la sua astuzia: Gobineau vedeva in  lui l'eroe "nella cui genealogia il sangue dei guerrieri achei si è fuso con  quello di madri cananee". In genere però, il disprezzo dei Greci d'epoca  omerica per il tipo levantino, è scolpita dal loro disprezzo per i Fenici,  bollati come "uomìni subdoli", "arciimbroglioni" (Iliade XIX, 288).    Tra gli dei omerici, Afrodite è bionda, come pure Demetra. Atena è, per  eccellenza, "l'occhicerulea Atena". Il termine adoperato è glaukopis, che  certo è in relazione anche col simbolismo della civetta, sacra alla dea  (glaux = civetta: occhi scintillanti, occhi di civetta), ma che in senso  antropomorfico vale "occhicerulea": Aulo Gellio (Il, 26, 17) spiega glaucum  con "grigio-azzurro" e traduce glaukopis con caesia "die Himmelblduaugige".  Pindaro completa il ritratto omerico della dea chiamandola glaukopis e  xanthà. Apollo è phoibos "luminoso, raggiante" e anche "xoutòs". Era, sposa  di Zeus e modello della matrona ellenica, è leukòlenos, "la dea dalle  bianche braccia", tipico tratto della bellezza femminile della razza nordica. Bianche braccia, piedi d'argento, dita rosate, e altri caratteristici  aggettivi che rimandano a un colorito chiaro, sono frequenti nei poemi  omerici. Anche Esiodo ci parla d'eroi e dì dei biondi: biondo è Dioniso, bionda  Arianna, bionda Iolea. La connessione dei canoni estetici d'età arcaica con  l'ideale nordico si ricava anche dall' importanza attribuita all'altezza:  kalos kai mégas sono due aggettivi che van sempre insieme. Nella descrizione  di Nausicaa e di Telemaco nell'Odisseo, si sente che l'alta statura è quasi  sinonimo di nobile nascita. E' lo stesso modo di sentire del nostro  Medioevo, che ha dipinto tutte le donne bionde e che poneva come condizione  della loro bellezza la grandezza della persona ("grande, bianca e fina"),  anch'esso per l'influenza d'una aristocrazia d'origine nordica, germanica.    In epoca classica, nomi come Leukéia, Leukothea, Leukos, Seleukos (da leukòs  "Bianco") alludono al colorito chiaro, così come Phrynos e Phryne a pelli  bianche e delicate, come anche i nomi Miltos, Miltìades, e Milto. Galatéia  (da gàla-gàlaktos =latte) è "quella dalla pelle di latte". Rhodope e  Rhodopìs quelle dalla "pelle di rosa". Non rari i nomi Xanthòs, Xuthìas,  Xanthà, come anche Phyrros "fulvo" (da pur = fuoco) e Pyrrha sposa di  Deucalione e mitica progenìtrice del genere umano.  Verosimilmente le stirpi doriche, ultime venute dal settentrione, e in  particolare gli Spartiati, rigorosamente separati dal popolo, dovettero serbare a lungo caratteri nordìci. Ancora nel  V secolo, Bacchilide loda le "bionde fanciulle della Laconia"; due secoli prima Alcmane, nel famoso frammento (54) aveva cantato la fanciulla spartana  Agesicora "col capo d'oro fino e dal volto d'argento". Anche le abitudini  sportive delle Spartane, il loro costume di fare ginnastica insieme con gli uomini, ci parlano d'una femminilità acerba e atletica che meglio s'immagina in fanciulle di razza nordica che in quelle di razza mediterranea. Eustazio,  (IV, 141) vescovo di Salonicco, commentando un passo dell'Iliade, ricordava  come la bíondezza avesse fatto parte dell'essere spartano. La cosiddetta  "fossa dei Lacedemoni" ci ha restituito gli scheletri di 13 Spartani  appartenenti alla guarnigione messa in Atene alla fine della guerra del  Peloponneso: tre sono quelli di uomini molto alti (1,85; 1,83; 1,78), gli  altri di statura superiore alla media, il più piccolo misura 1,60.  Breitinger, che ha studiato questi resti scheletrici, rinviene in essi,  "almeno una forte impronta nordica". Ricorderemo che Senofonte segnalava l'alta statura dei Spartani. Anche le stirpi ioniche, nonostante risiedessero da più tempo sulle rive del Mediterraneo - fatto che aveva condotto a una notevole mescolanza dell'elemento nordico con quello occidentale-mediterraneo - dovettero  serbare, specie nell'aristocrazia, un certo ideale nordico. Nel cimitero del  Dypilon, in età geometrica, si nota un incremento di brachicefali centroeuropei a spese dei dolicocefali mediterranei. Non si dimentichi che  il geometrico nasce in Attica, esattamente come il gotico nasce in Francia,  e così come sarebbe incauto affermare che la Francia non sia stata  germanizzata solo perché la lingua è rimasta latina, così sarebbe azzardato  sostenere che la migrazione dorica non abbia penetrato l'Attica. Nel VII secolo Solone ci parla d'un Crizia - antenato di Platone - coi  capelli biondi, "xantothrix", e Platone stesso nel Liside e nella Repubblica  ci parla della biondezza come qualcosa di non particolarmente raro. I tragici d'età classica, e particolarmente Euripide, ci mostrano una quantità d'eroi e d'eroine bionde. Nelle Coefore di Eschilo (v. 176, 183, 205) la bionda Elettra rinviene un capello biondo presso il sepolcro del padre, e, poco più in là, ravvisa un'orma del piede particolarmente grande e ne deduce che debba trattarsi di suo fratello. Ridgeway per primo suppose che la saga d'Elettra serbasse un'eco della contrapposizione d'una aristocrazia nordica molto più alta delle plebi mediterranee.  Nell'Elettra di Euripide (v. 505 e sgg.) apprendiamo che la biondezza è  caratteristica degli Atridi, e nell'Iligenia in Tauride, Ifigenia (52/53) ricorda il padre Agamennone "col crine biondo ondeggiante sul capo". Lo  stesso Euripide ci mostra biondi Eracle, Medea, Armonìa. Il Sieglin ha  notato che nei livelli dell'Acropoli ìnferiori alla distruzione persiana si  trovano costantemente statue con capelli dipinti d'ocra gialla o rossa e occhi in verde pallido: è noto il famoso "efebo biondo". In genere, in tutta  l'epoca classica, si mantenne l'usanza di dipingere di biondo i capelli delle statue: Filostrato, nel suo libro sulla pittura (Eikones), scrive che  "la pittura dipinge un occhio grigio, l'altro azzurro o nero, i capelli  gialli, o rossi, o fulvi". Anche la grande Athena Parthenos che sorgeva accanto al Partenone era bionda, ed è stato osservato che l'arte crisoelefantina sorge per ritrarre un'umanità fondamentalmente chiara. Il tipo ritratto dalla plastica ellenica è essenzialmente nordico: "Nelle  figure maschili, la grandezza d'animo (megalopsychìa) d'un tipo umano  superiore e capace d'una contemplatività spassionata, in quelle femminili il nobile ritegno, l'acerba e pudica ritrosia d'un'anima nobile di razza  nordica" (116). Anche le statuette di Tanagra, analizzate dal Sieglin, si rivelano bionde al  90%, il che non ci sorprenderà gran ché se Eraclido Critico ancora nel III secolo scriveva delle donne della beotica Tebe: "Sono per la grandezza dei corpi, l'andatura e i movimenti, le donne più perfette dell'Ellade. Hanno  capelli biondi che portano annodati sul capo" (Bios Hellados, 1, 19). Una particolare biondezza delle tebane non meraviglia se si considera la penetrazione tracia nell'area eolica, successiva alla migrazione dorica e  connessa all'introduzione della cavalleria, le cui tracce linguistiche si  avvertono anche oltre l'Adriatico, tra gli Iapigi. Teodorida di Siracusa  (Antologia Palatina, VII, 528 e) ci descrive le fanciulle della beotica  Larissa che si tagliano le bionde chiome per la morte d'una concittadina.  Anche la colonizzazione eolica avrà diffuso caratteri nordici se si pensa  che Saffo chiama la figlia Cleide chryseos (frammento 82). La stessa Saffo è  chiamata da Alceo (framm. 63) ioplokos, "col crine di viola", che viene  comunemente tradotto "bruna". In realtà, come ha mostrato il Sìeglin, prima  del IV secolo, epoca che segna il disseccamento dell'Ellade e la scomparsa  dei boschi, in Grecia esisteva solo la specie gialla della viola (viola  biflora), quella stessa che oggi cresce in Baviera e in Tirolo. Ióplokos va  tradotto perciò con "bionda": che Saffo fosse "piccola e nera" (mikrà kai mélaina) è una tarda leggenda .  

Che anche la grecità di Sicilia avesse con sé caratteri nordici potrebbero  suggerirlo quelle fonti che ci descrivono Dionigi, tiranno di Siracusa,  biondo e con le lentiggini. In genere, la menzione di tanti biondi tra le  figure d'un certo rango, convalida l'idea del Sieglin che "blond galt als  vornehm".    In genere, nel V secolo la biondezza doveva esser ancora sentita come  qualcosa di tipico per il vero elieno se Pindaro, nella nona Ode Nemea (v.  17), rivolto agli Argivi presenti, celebra i "biondi Danai". D'altronde,  ancora Callimaco (Inni V, 4), due secoli dopo, poteva esortare le donne di  Argo: "affrettatevi, affrettatevi o bionde pelasghe!". Bacchilide, nell'ode  a un vincitore degli stessi giochi nemei, loda i mortali, uomini dell'Ellade  tutta, che "con la triennale corona velano le teste bionde". Lo stesso  Bacchilide, in un frammento (V, 37 e sgg.), menziona dei "biondi vincitori"  xanthotricha nikasanta. La grande arte classica, che data da questo secolo, ha ritratto quel tipo alto, con tratti fini e regolari, che è proprio della  razza nordica, e quale oggi si può trovare compattamente solo in alcune  regioni contadine della Svezia. Anche la razza mediterranea ha tratti regolari, ma è di piccola statura, e quell'impronta più fiera, quel modellato più energico del naso e del mento che fanno la fisionomia  classica, sono da ricondursi alla razza nordica:    "Ancora Aristotele scrive nella sua Etica Nícomachea che per la bellezza si richiede un corpo grande, di un corpo piccolo sì può dire che sia grazioso e ben fatto ma non propriamente bello. Questo corpo piccolo e grazioso è essenzialmente quello mediterraneo, come appare a uomini di sentire nordico. Per la sensibilità nordica il contenuto fisico e spirituale della razza  medìterranea non è sufficiente ad attingere la vera 'bellezza', perché qui per la bellezza si richiede una certa gravità interiore, una grandezza  d'animo che dai Greci di sensibilità nordica fu sintetizzata nel concetto  della megalopsychìa... La figura mediterranea agli occhi dell'uomo nordico apparirà sempre troppo leggera e troppo inconsistente perché i suoi tratti  fisici siano ammirati come "belli". Nordiche sono la metriótes, la misurata dignità, la enkrateia, la padronanza  di sé, la sofrosyne, la coscienziosa ragionevolezza, in cui lo spirito greco ravvisò la sua essenza profonda. L'apollineo e il dionisiaco, questi due poli della civiltà ellenica esplorati da Nietzsche, altro non sono che l'anima nordica delle élites indoeuropee e la sensibilità spumeggiante delle  plebi mediterranee. Dionisiaco è l'entusiastico, lo spumeggiante, il piacere chiassoso e l'indomita ferocia dell'antico Mediterraneo; apollineo il tono  sublime, la saggia ponderazione, la pronta decisione del Nord. Ma è proprio nel V secolo, estremo equilibrio dello spirito greco, che la bilancia s'inclina. La crisi delle aristocrazie maturava già da almeno un secolo e Teognide - che in un frammento ricorda la sua gioventù, quando "i  biondi riccioli gli cadevan dal capo" - aveva già maledetto la mescolanza  del sangue, rovina delle antiche schiatte. Il ceto dirigente ateniese andava incontro alla snordizzazione per l'afflusso di sangue meteco, plebeo, levantino. La conseguenza ne era il volgersi dei migliori ateniesi al modello spartano. Senofonte addirittura si trasferì a Sparta. Platone  laconeggiava nella sua Repubblica, dove l'élite dei capi è educata come gli  Spartiati, e dove il nuovo stato poggia sull'eugenetica (unire i migliori ai  migliori, sopprimere i minorati, etc.) sì che l'ideale finale si configura  come allevamento di fanciulli secondo il modello dell'uomo perfetto, e guida dello Stato da parte di un gruppo scelto per un tale compito. Ma anche  Sparta non superò indenne il conflitto peloponnesiaco, che ferì a morte la  sua nobiltà guerriera non meno di quel che la seconda guerra mondiale non abbia logorato quella tedesca. E' un fatto facilmente constatabile che  all'eliminazione del sangue più nobile -e da parte lacedemone era il sangue,  preziosissimo, dei nordici Spartiati- abbia considerevolmente contribuito la guerra del Peloponneso. Alla battaglia di Leuttra, gli Spartiati finirono col dissanguarsi completamente, sì che quello spartano poteva rispondere ai  soldati tebani entrati in Sparta che chiedevano "Dove sono dunque gli Spartani": "Non ve ne sono più, se no voi non sareste qui adesso". Il IV secolo è ancora un'epoca di splendore. Ma c'è nella sua luce qualcosa di più caduco e raffinato che sta come la grazia morbida dell'Hermes di Prassitele alle figure acerbamente eroiche dell'arcaismo e a quelle  maturamente solari del secolo V. In esso è l'elemento mediterraneo che torna a parlare. In tutti questi caratteri, è stata giustamente ravvisata la presenza di una specie umana più leggera e più leggiadra. Di fronte a un'Ellade così fortemente snordizzata, non meraviglia che alla fine del IV secolo l'egemonia sia passata alle regioni periferiche, alla  Macedonia. I Macedoni, consanguinei dei Dori, il cui nome dovrebbe  sìgnificare "gli alti", dovevano conservare, accanto a una monarchia e a un  contadinato patriarcali, l'acerbità nordica delle origini. Alessandro, coi  suoi occhi azzurri scintillanti, con la pelle così rosea e delicata che lo si poteva vedere arrossire anche sul petto, è una figura nordica. I Macedoni costituirono l'estrema riserva della grecità, che permise nella fase declinante della sua cultura - di espandere la sua civilizzazione per tutto l'Oriente. Una certa fisionomia nordica dovette conservarsi a lungo nell'aristocrazia macedone. Stratonica, figlia di Demetrio Poliorcete e moglie di Seleuco I, era bionda, biondo era Tolomeo Filadelfo, come pure la sorella Arsinoe, "simile all'aurea Afrodite". In tutta l'epoca ellenistica,  l'ideale femminile continuò ad incentrarsi sulla xanthótes, sulla biondezza.  Ce lo ricordano i poeti (Apollonio Rodio, l'Antologia Palatina etc.), il famoso epigramma "Eros ama lo specchio e i biondi capelli", come pure il  fatto che tutte le etere d'alto rango d'epoca ellenistica (Doride,  Calliclea, Rodoclea, Lais) erano bionde. La frase... 'i signori preferiscono le bionde' vale anche per il mondo maschile delle città ellenistiche. Wilhelm Sieglin, che si è preso la pena di andare a scovare tutti i passi  delle fonti greche dove si parli del colore degli occhi e dei capelli, ha  potuto dimostrare che dei 121 personaggi della storia greca di cui gli autori ci descrivono i caratteri fisici, 109 sono biondi, e solo 13 bruni. Lo stesso Sieglin ha raccolto le descrizioni dei personaggi della mitologia:  delle divinità, 60 hanno capelli biondi, e solo 35 capelli scuri (di cui 29  numi del mare o degli inferi); degli eroi delle saghe, 140 sono biondi e 18 han capelli neri; dei personaggi poetici, 41 biondi e 8 neri . Da tutto ciò sarebbe eccessivo dedurre che in tutte le epoche della storia greca i biondi siano stati in così schiacciante maggioranza. Certo è però che erano numerosi e, soprattutto, davano il tono alla classe dirigente.  Che un certo ideale nordico contrassegnasse il vero elleno fino ai tempi più  tardi, potrebbe confermarlo questa notizia del medico ebreo Adimanto, vissuto all'epoca dell'Impero Romano. Egli scrive (Physiognomikà, 11, 32):  "Quegli uomini di stirpe ellenica o ionica che si son conservati puri, sono di statura abbastanza alta, robusti, di corporatura solida e dritta, con  pelle chiara e biondi... La testa è di media grandezza, la pelosità corporea  inclinante al biondo, fine e delicata, il viso quadrato, gli occhi chiari e  lucenti ... ". E tuttavia, il romano Manilio ormai ascriveva i Greci alle coloratae gentes. Con la scomparsa della biondezza naturale, erano divenuti di moda i mezzi artificiali di colorazione dei capelli, i xanthìsmata. Il  verbo xanthìzestai, "tinger di biondo", passò ad indicare l'adornarsi, il  "farsi belli" per eccellenza. Ma non eran questi mezzi che potevano arrestare il processo di snordizzazione del mondo ellenico. Il tipo dell'elleno si avviava ormai ad estinguersi. Ad esso succedeva il graeculus, lo schiavo astuto o lo scaltro retore, il trafficante o la guida  turistica, segnato dal marchio di quella furbizia levantina che lo fecero  sentire dai Romani come "inferiore".

Adriano Romualdi

 

Adriano Romualdi è stato uomo di storia e di politica morto a 33 anni. Discepolo di Renzo de Felice ha insegnato all’università di Palermo.


Approfondimenti su Adriano Romualdi, http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/adriano-romualdi.

 

qui su Sciclinews


    sciclinews.com - 04/09/2008


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L'articolo di Adriano Romualdi, da noi digitalizzato, è stato inserito nell'archivio storico del

Centro Studi La Runa

Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia

Grazie a Michele Fabbri, collaboratore del sito.
Socrathe

Postato da: il: 11/09/2008
"It's enough she's still alive" il nostro motto

Postato da: ric il: 07/09/2008
domandina

Socrathe, solo una domanda:

ma a te piacciono le bionde???


Postato da: Estella Des Anges il: 04/09/2008
Anacreonte
Cacciatrice di cervi,
bionda figlia di Giove,
Artemide, signora
delle fiere selvagge,
te imploro, che proteggi
sui gorghi del Leteo
una città di prodi,
lieta: tu non governi
cittadini incivili.


Grazie Socrathe. Semplicemente affascinante.
Postato da: Un Uomo libero. il: 04/09/2008

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